

QUANDO CAPITA QUALCOSA DI DIVERSO URGE UNA PAUSA DI RIFLESSIONE
Purtroppo oggi si é ricreato di nuovo la discarica per colpa di cittadini incivili: Ci scusiamo con il Sindaco e l’amministrazione pubblica, noi abitanti , della zona di via Ten Luigi Rossi e di via Mortai pregandovi umilmente di ripulire per l’ennesima dico ed ultima volta, questo luogo sarà nostra cura: intensificare nel limite del possibile da parte nostra i controlli per pervenire e denunciare gli incivili affinché si possono dare severe punizioni nei confronti di cittadini indegni di vivere nella nostra città Garantiamo di essere costantemente accanto all'amministrazione che intensifica la lotta all’inciviltà cittadina.
Il termine “termovalorizzatore” ha sostituito il termine “inceneritore” che fino a pochi anni fa contraddistingueva impianti simili; non si tratta però di una semplice licenza linguistica, ma di una ben più profonda rivoluzione tecnologica e “filosofica”. Infatti, se un “inceneritore” aveva il compito di bruciare il rifiuto per ridurre i conferimenti in discarica, un “termovalorizzatore” permette in più di produrre energia elettrica e calore utili a soddisfare il fabbisogno di numerose famiglie ed utenze.
La configurazione tipo di un impianto di termovalorizzazione prevede una sezione di stoccaggio e omogeneizzazione del rifiuto in ingresso, una sezione di combustione, una sezione di recupero energetico (generatore di vapore) e una di depurazione dei fumi.
Per garantire elevatissimi standard di affidabilità sicurezza, spesso gli impianti risultano caratterizzati dall’esercizio di più linee (comprendenti il forno, il recupero energetico e la linea fumi) in parallelo ed indipendenti tra loro.

In un impianto di termovalorizzazione la trasformazione dei rifiuti in energia passa attraverso cinque fasi successive:
I rifiuti vengono portati nell'impianto di termovalorizzazione dove, dopo essere stati depositati in un'apposita area di stoccaggio, vengono trasferiti nella sezione di combustione. Qui i rifiuti subiscono tre processi in diverse zone: nella prima zona i rifiuti sono sottoposti a essiccamento, accensione e precombustione; nella seconda zona si completa la combustione delle sostanze volatili ottenute nella prima zona; nella terza si realizza la trasformazione dei residui in scorie e il trasferimento alla fase successiva.
Le scorie sono il residuo solido della combustione e corrispondono a circa il 15-20% del peso iniziale del rifiuto e circa il 5-10% del suo volume.
I fumi provenienti dalla camera di post-combustione, ad una temperatura di circa 950°C, attraversano una caldaia a recupero nella quale il calore da essi ceduto viene utilizzato per produrre vapore surriscaldato a pressione elevata. Tale vapore può essere impiegato per usi industriali o civili attraverso il teleriscaldamento o trasformato in energia elettrica da inviare alla rete elettrica.
La composizione dei fumi dipende sia dalle condizioni di combustione che dalla tipologia dei rifiuti introdotti. Dopo la fase del recupero energetico i fumi contengono biossido e monossido di carbonio, ossidi di azoto, ossidi di zolfo, acido cloridrico, metalli pesanti e altri composti aromatici.
L'impianto di trattamento dei fumi ha lo scopo di abbattere i macroinquinanti gassosi, (per es. NOx, HCl, SOx, HF ..) il particolato solido (polveri) e alcuni microinquinanti, quali diossine, furani, IPA, metalli pesanti.

La scelta del sito in cui verrà costruito il termovalorizzatore dipende da molti fattori definiti dalla normativa nazionale e da indagini svolte sia a livello provinciale sia comunale.
Di preferenza si considerano le aree con destinazione urbanistica a zone industriali o servizi tecnologici.
La procedura di scelta del sito si effettua a livello provinciale definendo delle ipotesi alternative di localizzazione a cui segue lo studio di impatto ambientale, a livello locale comunale o intercomunale.
Questa è basata su criteri oggettivi di comparazione definiti dal piano provinciale di gestione dei rifiuti. Per gli impianti di termovalorizzazione, come per gli impianti di discarica, sono stati definiti fattori escludenti, penalizzanti e preferenziali.
Sono stati considerati i fattori ambientali legati a:
aspetti urbanistici:
la presenza di aree artigianali e industriali già esistenti o previste dalla pianificazione territoriale
protezione della popolazione dalle molestie:
distanza dalle aree residenziali e da funzioni sensibili
usi del suolo:
aree agricole e di pregio
caratteristiche meteoclimatiche:
calma di vento e stabilità atmosferica. Si preferiscono quei siti in cui le condizioni climatiche, che favoriscono il ristagno degli inquinanti, quali calma di vento e stabilità atmosferica, non si ripetono spesso
aspetti logistici:
dimensioni e morfologia dell'area
vicinanza alle aree di maggiore produzione dei rifiuti
dotazione di infrastrutture: una buona viabilità locale e la facilità di accesso riducono i disagi delle popolazioni residenti in prossimità del sito
distanza da infrastrutture:
tutela da dissesti e calamità:
aree esondabili
protezione delle risorse idriche, di beni ambientali, paesaggistici, artistici, archeologici, storici e paleontologici:
visibilità da aree di pregio
controlli ambientali:
reti di monitoraggio. La preesistenza di una rete di monitoraggio della qualità dell'aria o di controlli su altre componenti ambientali costituisce una caratteristica preferenziale
presenza di fattori di degrado:
aree industriali dismesse: il loro utilizzo consente di mantenere stabili i livelli di qualità di aree integre e di sfruttare aree destinate a subire un progressivo degrado
Ogni processo che comporti un flusso di materia in ingresso e ne ricavi uno in uscita, produce anche un flusso di scarto: l'impianto di termovalorizzazione mira ad ottenere calore ed energia dal rifiuto, ma genera anche un certo quantitativo di scorie inerti, di cui è indispensabile tener conto.
Il sistema integrato di smaltimento prevede un insieme d'impianti volti alla realizzazione degli obiettivi di riciclaggio e di recupero energetico.
L'anello finale dell'intero processo è rappresentato dalla discarica a servizio del termovalorizzatore.
Il ridotto flusso di materia destinato alla discarica e le sue caratteristiche chimico-fisiche consentono di diminuire in maniera drastica alcuni dei problemi legati all'interramento del rifiuto indifferenziato in discarica, quali quelli legati al trattamento del biogas e del percolato, favorendo così una gestione più compatibile con l'ambiente.
Inoltre la diminuzione dei flussi in ingresso permette di sfruttare per un tempo più lungo l'impianto e di risparmiare lo spazio destinato allo smaltimento dei rifiuti. Il risultato è quindi una discarica più piccola e più compatibile con l'ambiente per chiudere in sicurezza l'intero processo integrato di gestione dei rifiuti.
Perciò perciò nella nostra zona e impossibile costruire un TERMOVALORIZZATORE
E’ auspicabile una legge che vieti le critiche fini a se stesse e che obblighi i censori a dare le loro soluzioni ai problemi. Un adagio popolare, uno di quelli che è indice di saggezza, recita così per definire alcuni personaggi, che litigano tra loro, di poco spessore, di poca intelligenza e soprattutto di scarsa qualità: “Sembrate i galli che lottano. Per quanto riguarda l’immondizia, il materiale è abbondante e, purtroppo, anche di galli il numero, ormai, è in preoccupante esubero”. Il problema immondizia, come abbiamo già detto in passati comunicati, non sarà mai in via di risoluzione, sei galli continuano a cantare in orari che non coincidono con il sorgere del sole. Tra uomini “mascherati” e sindaci che desiderano tornare in pista la situazione è a dir poco tragico-comica. In questi ultimi tempi se ne vedono di tutti i colori, prolificazioni incontrollate di comitati, che contano meno di mille abitanti, tutto per conquistare il merito della “soluzione” ai problemi, pur di non ricevere qualche sacchetto a perdere e soprattutto a non perdere consensi da parte della popolazione che spesso, a mo di gregge, segue gli ambientalisti di turno che, confonde biomasse con masse elettorali e Co2 con un girone del campionato di calcio dilettanti. E’ arrivata l’ora di finirla! un decreto legge che faccia obbligo a tutti coloro che criticano le soluzioni a un qualsiasi problema, di fornire soluzioni alternative, “ululare alla luna” non serve! Criticare per il semplice “gusto” di criticare serve a niente! Tra farfalle che sognano la rinascita di un territorio e mascherine sanitarie che nascondono volti noti che la loro inefficienza è stata già ampiamente dimostrata, la città di Boscotrecase Si propone un’assemblea aperta e permanente a tutti, con lo scopo di ascoltare la gente e gli esperti, quelli veri, per giungere ad una soluzione morale e civile del problema rifiuti. La politica, ad eccezione di qualche mosca bianca, ancora una volta sta dando l’immagine peggiore di se! Si cavalca l’onda lunga della contestazione popolare per guadagnare un “posto al sole” ma non si collabora, in maniera seria, alla soluzione dei problemi. La gente, quella che al mattino va a lavorare per sopravvivere, che non ha scorte costosissime o un tenore di vita elevatissimo rispetto alle capacità dimostrate, ne ha “piene le tasche” e ne ha pieni i cassonetti. Se per la entrante settimana, lo scempio ambientale e politico che stiamo vivendo non sarà eliminato, è opportuno che tutte le forze sane del nostro territorio si organizzino e facciano, in maniera intelligente, una grossa protesta popolare, solo così alla guida di questa povera macchina amministrativa, si potrà collaborare con “persone serie” Ci auguriamo che se le nostre “eko..balle” riusciranno a raggiungeranno le discariche insieme ….alla Maggioli.... eredità contesa...... saranno inviati anche i pennuti belligeranti!