Sono delle parole dettate da una ragazza all'inizio del nuovo anno scolastico
IL BULLISMO SECONDO ME
Beh… cos’è il bullismo? Fino a poco tempo fa ne sapevo veramente poco ed è proprio grazie alla scuola che ora conosco il significato di questa parola, anche se personalmente, non penso ce ne sia uno vero, ma solo l’identificazione di un qualcosa che è frutto della società d’oggi, così cruda e scontrosa, piena di ricatti e intolleranza, che porta a risultati negativi anche nei giovani.
È chiaro che ciascuno di noi può essere stato preso in giro, può avere subito qualche furto o piccole ingiustizie e la lista sarebbe ancora lunga, ma chi avrebbe mai pensato che da delle sciocchezze del genere saremmo arrivati a dover suddividere noi ragazzi per categorie, a distinguere i “BUONI” dai “CATTIVI” perché non abbiamo più limitie tolleranza?
Alla fine dei conti si può affermare che questo “fenomeno”, così come viene definito, esiste da parecchio tempo ma nessuno ci ha mai dato valore, nessuno ha mai pensato che quei ragazzi, detti vittime, avrebbero avuto davvero bisogno di aiuto e non fossero da considerare come dei poveretti, dei falsi o dei diversi, ma solo qualcuno da sostenere. Dovremmo quindi abituarci a sostituire l’IO col NOI. Come tutti noi sappiamo, però, non è la vittima che decide il da farsi, ma il bullo che controlla la situazione e, insieme al suo gruppo di collaboratori, gestisce le prepotenze.
L’importanza del gruppo che sta attorno al bullo è molto elevata ed è anche secondo questa che lui stesso compie o no il suo “lavoro”. Egli spesso è condizionato dagli altri ragazzi, vale a dire: pur di piacere, di stare al centro dell’attenzione, di avere potere sugli altri, assume il detto ruolo. Così in fine è il gruppo che, anche se a sua insaputa, determina le giornate scolastiche; tutti noi ruotiamo intorno ad un gruppo, è come una calamita che ci attrae sempre di
più verso sé ma, pur essendo indispensabile, può arrivare ad essere dannoso. Nel momento in cui ci si accorge di piacere ai propri compagni grazie a ciò che si fa, giusto o sbagliato che sia, diventa qualcosa che si ripete a dismisura senza essere ritenuto errato; è in questa maniera che si viene etichettati con il diverso ruolo, quando sono gli altri ad attribuirti determinate caratteristiche.
Un’altra cosa molto importante è, secondo me, la parola RUOLO. Se si parla di bullismo, infatti, non si trovano persone, bensì ruoli che, come tali possono cambiare nel tempo. Ciò è però abbastanza complicato da parte d’entrambi i protagonisti: - il bullo in questione dovrebbe arrivare a capire l’errore nelle sue azioni e lasciarsi alle
spalle potere ed effetto sugli altri. Perchè questo avvenga, ci vuole un’attenta analisi della situazione e di se stessi e sicuramente un forte sostegno e incoraggiamento da parte di familiari, insegnanti e amici. - lo stesso discorso vale per la vittima, che a parer mio, ha un punto a suo vantaggio, ovvero la volontà di cambiare ruolo; è già un grande passo verso la riuscita della trasformazione. In alcuni casi, però, purtroppo, la vittima è talmente abituata ad assumere tale ruolo, che si crede portata per questo e incapace di poter cambiare.
Per tutti e due quindi, c’è bisogno di una grande forza d’animo e di molto spirito di niziativa per riuscire a far tornare tutto alla normalità.
Può anche capitare che, a causa di tante e diverse motivazioni, l’unica soluzione ad episodi di bullismo è cambiare compagnia, scuola e anche paese, se necessario.
Secondo me invece, un forte contributo morale da parte della famiglia e dei coetanei, può essere veramente d’aiuto, solo per il fatto che il ragazzo si sente attorniato da affetto e riesce a superare molti ostacoli. Uno che al contrario non è seguito né accudito dai genitori farà certamente più fatica a ristabilirsi.
A questo punto sembra tutto molto semplice: c’è il bullo, la vittima e, appena si trovano, è tutto risolto; purtroppo non funziona assolutamente così.
Secondo me, la parte più difficile è quella affidata alla scuola, che deve scovare atti di bullismo; è facile confondere un piccolo dispetto o scherzo da una continua azione di cattiveria contro la vittima, poiché spesso sono proprio i bulli ad essere quelli più
gentili con gli insegnanti, in poche parole scelgono bene le persone con cui sanno è meglio andare d’accordo.
Riconoscere i protagonisti è un lavoro arduo e faticoso, in cui c’è bisogno di collaborazione da parte di tutti ed è frequentemente questa che manca: la voglia di aiutarsi reciprocamente. Omertà… che parola grossa? E invece no, ormai è ben diffusa tra i giovani che sono diventati degli individualisti, questo atteggiamento è la radice da cui, secondo me, tutto prende vita; ognuno pensa solo ed esclusivamente al proprio tornaconto. “Sapere tutto e non dir niente” direi si possa identificare come il motto di alcuni ragazzi come me che, pur essendo consapevoli di quello che succede e sapendo che la soluzione migliore sarebbe parlare, non lo fanno.
Penso che la mia scuola sia veramente fortunata a seguire questi corsi sul bullismo, che portano noi alunni alla conoscenza di ciò che ci potrebbe succedere e che stimola i nostri insegnanti ad una particolare attenzione all’unità del gruppo-classe e dei rapporti tra gli allievi. Non sono pochi i casi, infatti, in cui sono gli stessi professori a non accorgersi di brutti momenti che si vanno a creare.
La proposta migliore, secondo me, per la prevenzione al fenomeno bullismo è il DIALOGO tra alunni, insegnanti, classi… insomma la cosa più importante è riuscire a parlare liberamente del proprio malessere o benessere, evitando così il BULLISMO. Questo, infatti, una volta subito, e non è difficile che accada dati i nuovi mezzi
elettronici di comunicazione, non è esperienza che si dimentica facilmente e può capitare che da adulti possa essere rivissuto in varie forme quali il Mobbing e il Nonnismo e non è sicuramente gradito. A me personalmente non è mai capitato, per fortuna, di subire compiere atti di questo genere; non ho neppure mai avuto l’occasione di vederne, anche se forse, all’interno della mia scuola, ogni tanto ci sono fatti che mi ci fanno pensare.
Altrettanto non mi sono mai intromessa in questi casi per l’insicurezza e l’incertezza; ho preferito andare poi dal compagno o dalla compagna per farmi spiegare come si era svolta la faccenda e consolarla/o. Dai racconti sentiti non ho mai pensato si trattasse di vero bullismo ma solo di dispetti e cattiverie tra compagni.
Sofia Classe II A ITS Pietro Nenni








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